La sfida dell’ Ironman

La sfida dell’ironman.

L’ironman è la specialità regina del triathlon. E’ sicuramente la sfida più affascinante che uno sportivo di lunga durata possa affrontare nel corso della sua vita sportiva. Si tratta di una gara di nuoto, ciclismo e corsa. Le distanza sono mostruose e spaventano anche se prese singolarmente. 3.800 metri di nuoto, effettuati di solito in un lago, nel mare o nell’oceano. 180 km in bicicletta a cronometro senza possibilità di sfruttare la scia. Infine 42,195 mt di corsa, la maratona.

Queste gare si svolgono nelle più importanti città del mondo e vedono al via circa 2.500 atleti. Le iscrizioni, per la gara dell’anno successivo, si aprono il giorno dopo della gara stessa e vanno sold out nel giro di poche ore. Il movimento degli ironman, oggi, è un movimento consolidato e in costante crescita. Così come il livello prestazionale. Basti pensare che un’atleta ironman professionista riesce a fare prestazioni di assoluto rilievo in tutte e tre le discipline. Nel nuoto si parla di 45 minuti per percorrere la frazione a nuoto. Incredibile se si pensa che la media oraria è vicina a quella del campione olimpico di nuoto di fondo. La bici viene percorsa in solitaria sopra ai 42 kmh di media su percorsi vallonati e la maratona viene percorsa anche con tempi al di sotto delle 2h e 50’. Il miglior tempo registrato al mondo, 7h 50’, è stato realizzato nel 1997 dal belga Luc Van Lierde a Roth.

L’obiettivo, ed il sogno, di ogni ironman che si rispetti è la qualificazione e la partecipazione al campionato mondiale di ironman che si svolge tutti gli anni a Kona, un’isola delle Hawaii. Finale a cui si accede guadagnando la “slot”, ovvero entrando nei primi posti di classifica della propria categoria d’età in un ironman qualsiasi.

Un ironman è alla portata di tutti gli sportivi. Anche per quegli amatori avanti con l’età e senza velleità di prestazione. Si pensi solo che durante la mia partecipazione all’ironman Sud Africa ho avuto modo di applaudire un’atleta 78enne che ha chiuso la prova con un tempo molto più che dignitoso. E’ un percorso, però, che inizia parecchi mesi prima. Almeno 9. Con una preparazione specifica e meticolosa che va ad affrontare il mondo dello sport e del benessere a 360°. Si inizia con un’accurata visita medico sportiva. Dopodichè si comincia a costruire la base e a cominciare a legare tra loro tre specialità così differenti tra loro. Si va ad allenare l’alimentazione per poter abituare l’organismo a lavorare sotto stress per parecchie ore. Si allenano le transizioni. I passaggi fra una disciplina e l’altra. Si ricercano i materiali migliori e che diano meno problemi possibili durante la gara. Si ricerca l’assetto della bicicletta migliore possibile in funzione del fatto che dopo la pedalata si deve affrontare una maratona. Si cercano le soglie di lavoro corrette. Si simula anche la crisi per poter trovare tutte quelle scorciatoie fisiche e mentali che ci verranno in aiuto in gara. Si va ad analizzare ogni aspetto e ogni difficoltà possibile che si può incontrare in gara in modo tale da essere pronto ed allenato a superarla e poter tagliare il traguardo col sorriso.

Tutto questo bagaglio si può trovare nei centri Velosystem, dove ogni singolo aspetto può essere affrontato e discusso alla ricerca della soluzione ottimale personalizzata.

Tutta questa preparazione e ricerca confluisce nel giorno della gara. Se non sono stati effettuati macro-errori durante l’anno, la gara diventa una giornata magica di cui ci si ricorderà per il resto della vita. L’emozione prima della partenza. 2.500 atleti con la muta. 20.000 spettatori. Tutti in rigoroso silenzio ad ascoltare l’inno nazionale di chi ci ospita. Gli attimi prima del via. Poi questa fantastica e poco amichevole tonnara. Ogni singolo particolare, ogni immagine rimane impressa nella mente. La bici che attraversa paesi sperduti. In ogni piazza la banda che suona e tutti gli abitanti ad applaudire ognuno di noi. La maratona in cui si impara a conoscere muscoli di cui non si conosceva nemmeno l’esistenza. Dolori anche importanti ma che vengono messi a tacere dal continuo ed incessante tifo del pubblico. E poi quel rettilineo di 100 metri, dove due ali di folla in delirio vogliono il tuo “cinque” e tutti i sacrifici e le fatiche di un anno trovano sfogo in un urlo, un pianto liberatorio, una gioia incontenibile. E si taglia il traguardo già promettendosi che non sarà l’ultimo. “You are an ironman”.

Marco Gatti
Tecnico Velosystem Vigevano (PV)
Istruttore 2° livello FITRI (Federazione Italiana TRIathlon)
Pluri-finisher ironman

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2 risposte a La sfida dell’ Ironman

  1. Daniele Bassi scrive:

    Sono affascinato da questo sport,ho una buona tecnica e una buona preparazione per tutte e tre le discipline ma il lavoro mi assilla.Prima o poi faro’ almeno una k113….Ci vorrebbe da parte delle trasmissioni tv sportive un angolino anche per questo sport, sicuramente piu’ bello del calcio,del tennis,della formula 1 e del moto gp……..pero’ non fa girare soldi….

    • Marco Gatti scrive:

      Eh si Daniele…. gran bello sport ma per niente trattato dai media! Pensa che alcuni atleti professionisti che ho avuto il piacere di conoscere…… fanno anche un altro lavoro per poter vivere! :-/

      In bocca al lupo quando farai il tuo esordio!

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